Un’isola abitata da migliaia di anni
Quando si pensa a Stromboli si immagina un’isola isolata, dominata dal vulcano e difficile da abitare.
Eppure la storia dell’isola non inizia con i pescatori, con i contadini del Seicento o con le famiglie che ancora oggi la abitano.
Molto prima esistevano già comunità umane che vivevano alle pendici del vulcano.
Gli scavi archeologici condotti negli ultimi decenni hanno dimostrato che Stromboli fu abitata già nel Neolitico e successivamente durante l’Età del Bronzo, l’età romana e il Medioevo.
Una presenza umana che attraversa migliaia di anni di storia e che rende Stromboli uno dei luoghi più antichi delle Isole Eolie.
Il villaggio preistorico di San Vincenzo
Nel 1980 gli archeologi Luigi Bernabò Brea e Madeleine Cavalier individuarono nei pressi di San Vincenzo numerose tracce di un antico insediamento.
Soltanto nel 2009 iniziarono vere campagne di scavo che trasformarono Stromboli in un importante sito archeologico.
Le ricerche hanno riportato alla luce un vasto villaggio costruito sulle terrazze naturali del versante nord-orientale dell’isola.
Da quella posizione gli abitanti potevano controllare gran parte del Tirreno e osservare le rotte marittime che attraversavano il Mediterraneo.
Come vivevano gli antichi abitanti di Stromboli
Gli archeologi hanno scoperto resti di capanne ovali e circolari costruite con pietra lavica locale.
I muri erano realizzati a secco e gli ambienti interni erano spesso suddivisi in più spazi destinati alla vita quotidiana.
In alcune abitazioni sono stati rinvenuti focolari, utensili e frammenti di ceramica che testimoniano una presenza stabile e numerosa.
I reperti ritrovati raccontano una Stromboli molto diversa da quella odierna ma già perfettamente inserita nei traffici e nei contatti del Mediterraneo.
Stromboli nel Medioevo
Le sorprese più grandi sono arrivate dagli strati medievali.
Nel sito archeologico sono stati scoperti edifici, tombe e una piccola chiesa costruita in pietra, con abside semicircolare e copertura in tegole.
Le monete ritrovate hanno permesso di datare con precisione la presenza umana tra il XIII e il XIV secolo.
Questo dimostra che durante il Medioevo Stromboli ospitava una comunità stabile e organizzata, probabilmente favorita dalla posizione strategica dell’isola lungo le rotte navali dirette verso lo Stretto di Messina.
Il misterioso abbandono dell’isola
Per molto tempo si è pensato che Stromboli fosse rimasta quasi disabitata durante il Medioevo.
Le ricerche più recenti hanno invece dimostrato il contrario.
Gli studi archeologici e vulcanologici hanno evidenziato che una comunità numerosa viveva sull’isola fino alla prima metà del Trecento.
Poi qualcosa cambiò improvvisamente.
Tsunami, frane e attività vulcanica
Le indagini condotte nel 2016 hanno individuato tracce di antichi tsunami provocati da grandi crolli del vulcano.
Secondo gli studiosi questi eventi avrebbero devastato parte dell’isola causando l’abbandono degli insediamenti medievali.
Dopo quei disastri Stromboli rimase probabilmente priva di insediamenti permanenti per circa tre secoli, fino all’arrivo dei coloni dell’età moderna nel Seicento.
Una storia ancora da raccontare
Quando camminiamo per le strade di Stromboli pensiamo spesso alla storia più recente dell’isola.
Eppure sotto i nostri piedi si trovano le tracce di uomini e donne che vivevano qui migliaia di anni fa.
Contadini, marinai, artigiani e comunità che hanno sfidato il vulcano molto prima dell’arrivo degli strombolani dell’età moderna.
Stromboli non è soltanto un’isola vulcanica.
È un luogo abitato e vissuto da millenni, dove ogni pietra continua a raccontare una storia.te a quanto si pensava.
Napoli 1343
““Non si può pingere con pennello, né scrivere con parole quella, ch’io vidi jeri, la qual vince ogni stile, cosa unica ed inaudita in tutte l’età del mondo (…) questa di Napoli sarà materia de versi miei, benché non si può dire di Napoli, ma universale per tutto il mare Tirreno e per l’Adriatico; a me pare chiamarla Napolitana, poiché contra mia voglia mi ha ritrovato in Napoli (…) non posso scriverla a pieno, persuadetevi questo, che la più orribile cosa non fu vista mai (…) mi risvegliò un romore ed un terremoto, non solo aperse le finestre e spense il lume ch’io soglio tenere la notte, ma commosse dai fondamenti la camera, dove io stava: essendo dunque in cambio del sonno assalito dal timore della morte vicina, uscii nel Chiostro del Monastero, ov’io abito, e mentre tra le tenebre l’uno cercava l’altro, e non si potea vedere, se non per benefizio di qualche lampo, cominciammo a confortare l’un l’altro (…). Sarebbe troppo lunga Istoria, s’io volessi contare l’orrore di quella notte infernale; e benché la verità sia molto maggiore di quello che si potesse dire, io dubito che le parole mie pareranno vane: che gruppi d’acqua? che venti? che tuoni? che orribile bombire del Cielo? che orrendo terremoto ? che strepito spaventevole di mare? e che voci di tutto un sì gran popolo ? parea che per arte magica fosse raddoppiato lo spazio della notte, ma al fine pur venne l’aurora”.
Francesco Petrarca
Lo studio “Geoarchaeological Evidence of Middle-Age Tsunamis at Stromboli and Consequences for the Tsunami Hazard in the Southern Tyrrhenian Sea è stato condotto in collaborazione con Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), Università di Modena-Reggio Emilia e Urbino, Istituto di studi del Mediterraneo antico del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), City University of New York, American Numismatic Society, Associazione Preistoria Attuale.

No responses yet