Quando le case erano fatte per vivere Stromboli
Oggi le vecchie case bianche di Stromboli attirano l’attenzione di fotografi, viaggiatori e turisti.
Molti le considerano semplicemente belle.
In realtà quelle abitazioni raccontano molto di più.
Raccontano il modo in cui gli strombolani hanno vissuto per secoli, adattandosi al vento, al sole, alla mancanza d’acqua e alla presenza costante del vulcano.
Le antiche case strombolane non nacquero per essere fotografate.
Furono costruite per vivere.

La Stromboli dell’epoca moderna
La Stromboli che conosciamo oggi nasce alla fine del Seicento, quando arrivano sull’isola i primi coloni dell’epoca moderna.
L’isola aveva già una storia antichissima alle spalle ed era stata abitata fin dal Neolitico, ma dopo secoli di abbandono chi arrivò in quel periodo si trovò davanti un territorio quasi tutto da ricostruire.
Non esistevano le contrade che conosciamo oggi.
Non esistevano sentieri organizzati né abitazioni.
C’erano terreni da coltivare, un mare da vivere e un’isola da ricostruire.
I nuovi abitanti arrivarono principalmente da Lipari, dalla Sicilia e dalla Calabria.
Erano soprattutto contadini.
A loro vennero affidati terreni da coltivare e furono proprio queste famiglie a costruire la Stromboli dell’epoca moderna.
Con il lavoro delle loro mani nacquero sentieri, terrazzamenti, vigne, uliveti e le prime abitazioni permanenti dell’isola.
Le prime case sorsero vicino alla costa e sulle scogliere, soprattutto nella zona di Piscità, lasciando i terreni più fertili all’agricoltura.
Con il passare del tempo la popolazione aumentò e, insieme all’agricoltura, si svilupparono la pesca e la marineria. Nacquero così le contrade di Scari, Ficogrande e Piscità che ancora oggi caratterizzano il paesaggio di Stromboli.
Una casa costruita con intelligenza
Le antiche abitazioni strombolane erano semplici, ma ogni dettaglio aveva una funzione precisa.
Le finestre rivolte verso il mare erano spesso piccole, per proteggere la casa dai venti freddi che arrivavano da nord.
Le terrazze e gli ingressi principali venivano invece orientati verso sud o verso il vulcano, dove il clima era più mite.
Sulle terrazze cresceva la vite.
In estate le foglie offrivano ombra naturale, mentre in inverno, una volta cadute, lasciavano entrare il sole e il calore.
Una soluzione semplice ed efficace che oggi definiremmo perfino sostenibile.
Pietra, calce e acqua
I muri erano spessi, spesso tra i sessanta e gli ottanta centimetri, costruiti con pietra lavica, pietra locale e pomice.
Questo permetteva alle abitazioni di restare fresche durante l’estate e più calde nei mesi invernali.
La calce veniva utilizzata abbondantemente per proteggere le pareti dall’umidità e per riflettere il sole.
Le stanze erano ampie e alte.
I soffitti venivano realizzati con travi di legno e incannucciate.
I caratteristici tetti piani permettevano di raccogliere l’acqua piovana, bene prezioso su un’isola dove per secoli ogni goccia aveva valore.
Per questo motivo ogni casa disponeva di una cisterna destinata alla raccolta e alla conservazione dell’acqua.
Case costruite per convivere con una montagna viva
Gli antichi strombolani non conoscevano l’ingegneria antisismica moderna, ma conoscevano molto bene il luogo in cui vivevano.
Abitare ai piedi di un vulcano significava convivere con piccoli movimenti del terreno, vibrazioni e continui assestamenti.
Per questo le abitazioni venivano costruite seguendo criteri che oggi definiremmo sorprendentemente intelligenti.
Le fondamenta erano realizzate con pietre laviche molto pesanti e resistenti, mentre le coperture erano più leggere grazie all’utilizzo di travi in legno, incannucciate e strati di calce.
In questo modo la casa risultava solida alla base ma più elastica nella parte superiore.
Non era il risultato di studi scientifici, ma dell’esperienza accumulata da generazioni di isolani che avevano imparato a osservare il comportamento della montagna e ad adattarsi ad essa.
Anche le vecchie case strombolane raccontano questo rapporto continuo fra l’uomo e il vulcano.
La vita intorno alla casa
Molte abitazioni possedevano un forno esterno dove si preparava il pane e si cucinavano i pasti della famiglia.
Accanto si trovava spesso un piccolo locale destinato alla conservazione del grano e delle provviste.
La maggior parte delle case era sviluppata su un solo piano.
Solo le famiglie più benestanti disponevano di un piano superiore, raggiungibile tramite le tipiche scale esterne che ancora oggi caratterizzano l’architettura eoliana.
Il bagno, invece, era quasi sempre separato dall’abitazione principale.
I colori delle case
Le case strombolane erano quasi tutte bianche.
Il bianco non era una scelta estetica, ma pratica.
Aiutava a riflettere il sole e a mantenere più freschi gli ambienti interni.
A dare colore erano porte e finestre.
Secondo la tradizione, gli infissi verdi erano spesso associati alle famiglie contadine, mentre quelli blu identificavano le famiglie legate al mare e alla pesca.
Un modo diverso di abitare l’isola
Le vecchie case di Stromboli non raccontano soltanto un’architettura.
Raccontano un modo di vivere.
Un modo di costruire seguendo la natura invece di combatterla.
Forse è proprio per questo che ancora oggi, passeggiando tra le vecchie contrade dell’isola, quelle case continuano a trasmettere qualcosa che va oltre la loro bellezza.
Continuano a raccontare la storia di chi ha costruito Stromboli con il lavoro delle proprie mani.















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